Visita alla biblioteca Gambalunga
Continuiamo il nostro viaggio verso la Rimini meno conosciuta, oggi vi porteremo in un luogo sorprendete ed affascinante, la Biblioteca Gambalunga.
Molti di noi pensano a Rimini come città di mare e movida, ma approfondendo questa conoscenza si incontra una città ricca di storia e di attrazioni uniche come appunto la biblioteca.
Sorge al numero 27 della via che oggi porta il nome del suo fondatore Alessandro Gambalunga, in un elegante palazzo eretto tra il 1610-1614 in pieno centro storico a due passi da piazza Cavour nella via che un tempo ospitava le case della nobiltà cittadina.
Il fondatore della biblioteca: Alessandro Gambalunga
Ma chi era il mecenate al quale dobbiamo oggi la prima biblioteca pubblica civica in Italia?
Figlio di un commerciante arricchitosi grazie ai traffici ed ai 4 matrimoni che portarono grandi doti, Alessandro nacque a Rimini nel 1564.
Nella sua storia ebbe sempre un certo peso il non essere un nobile di sangue, titolo che comprò grazie alle ingenti ricchezze accumulate, ma che non fu sufficiente per far si che si integrasse appieno con la nobiltà riminese e che non gli permise di far parte del consiglio cittadino, una sorta di governo al quale si accedeva per diritto di nascita.
Alessandro si laureò a 30 anni circa in diritto civile e canonico all’università di Bologna e nella sua vita fu sempre circondato dalla cultura, diventando protettore di numerosi letterati ed eruditi.
Gambalunga morì nel 1619, senza figli ma lasciando in eredità alla città di Rimini la sua preziosa raccolta di scritti ed il palazzo che oggi ospita la biblioteca.
Visita alla biblioteca Gambalunga
La nostra visita guidata inizia all’esterno del palazzo, lì dove un tempo vi era l’ingresso alla biblioteca, facilmente riconoscibile per la scritta “Bibliotheca” e murato nel 1870; la biblioteca venne spostata nei piani superiori così come il mobilio durante la ristrutturazione.

L’attuale accesso presenta un grande porticato, varcandolo si arriva al cortile interno centrale, con un pozzo del ’700 che cattura lo sguardo.
La bravissima guida ci racconta che tra uffici, sale storiche e sale moderne, oggi tutto il palazzo è destinato alla Biblioteca, ma quando venne costruito era destinato a residenza della famiglia Gambalunga, quindi aveva la classica organizzazione dei grandi palazzi nobiliari di quell’epoca.
Al pianterreno magazzini, stalle e rimesse, all’ultimo piano alloggiava la servitù, si conservavano i raccolti e c’era una zona adibita alla rilegatura dei libri (noterete nelle sale antiche bellissime rilegature impreziosite da decori che riportano lo stemma di Gambalunga), del quale il Mecenate era già un grandissimo collezionista.
I piani centrali erano destinati alla vita del mecenate, eleganti arredi abbellivano questi spazi dove viveva la famiglia, spesso accompagnata dai protetti eruditi di Alessandro.

La visita prosegue proprio salendo verso il piano nobile, la sala dedicata a Des Vergers è la prima che visitiamo. Venne creata nel 1938 per ospitare la biblioteca dell’antichista e traduttore che conta circa 4000 pezzi, è costruita con uno stile seicentesco, un cameo di Des Vergers appeso al muro ci mostra il suo volto.
Passiamo alla sala del ‘700, bellissimi i colori di questa, più chiari rispetto alla precedente. Un soppalco permette di ospitare libri quasi fino all’alto soffitto, in un angolo della stanza il banco del bibliotecario è ancora lì che sorveglia i libri ed una targa originale ricorda a cosa era condannato colui che non restituiva i libri alla biblioteca.
Due antichi globi stupefacenti abbelliscono ancor più questa stanza, fermatevi ad ammirare soprattutto quello dei corpi celesti!

L’ultima parte della visita ci mostra le tre Sale del Seicento, nate dopo la morte di Gambalunga, in queste stanze saltano subito agli occhi i grandi globi dell’ottocento e gli scaffali chiusi da grate in metallo riservati ai libri proibiti che potevano essere consultati solo sotto autorizzazione.
Ci incuriosisce in una di queste sale una porticina nascosta tra i libri che portava ad una scala a chiocciola la quale collegava i vari piani del palazzo.
Prima della sua morte nel 1617 Alessandro Gambalunga redasse un testamento di precisione assoluta, assegnando una rendita annua da investire in libri, compito che spettava ai vari bibliotecari che si susseguirono negli anni e che nel testamento precisò dovevano essere “persona di lettere idonea et atta” a cui destinò anche un giusto stipendio. Infine qualificò la sua collezione come biblioteca pubblica civica, la prima in Italia.
Oggi la Biblioteca Civica Gambalunga offre a tutti noi non solo una moderna e funzionale Biblioteca multimediale con oltre 3 milioni di libri e punto di riferimento degli studenti che ogni giorno l’affollano, ma anche una visita culturale di importanza assoluta e che merita di essere conosciuta.
Per informazioni sulla visita guidata alla biblioteca Gambalunga clicca qui.
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