Risiera San Sabba Trieste
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Risiera di San Sabba Trieste

In occasione del 25 aprile, giorno simbolo della liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista, vi racconteremo la straordinaria e triste storia della Risiera di San Sabba, complesso industriale di Trieste ridestinato all’uso di Campo di Concentramento ed unico campo di sterminio italiano, un pezzo di storia che oggi potrete vedere nella sorprendente Trieste.

La storia della Risiera di San Sabba

È il 3 settembre 1943 quando l’Italia firma l’armistizio di Cassabile, la resa incondizionata della nostra nazione nei confronti degli alleati, abbandonando di conseguenza il patto stretto anni prima con la Germania Nazista.

Il nord Italia rimane in mano a Mussolini con la Repubblica di Salò, mentre Trieste è in mano direttamente ai nazisti che insieme ad altre città del nord-est italiano formano la zona d’operazione del litorale adriatico.

È in questo periodo che i nazisti iniziano a progettare la difesa di Trieste e del territorio europeo ancora nelle loro mani, ridestinando strutture già esistenti come la Risiera di San Sabba, ma anche costruendole da zero, un esempio su tutti Il rifugio antiaereo nazista Kleine Berlin ancora oggi visitabile.

Risiera di San Sabba Trieste
Lungo corridoio all’ingresso

Da risiera a campo di detenzione/sterminio e infine museo

In origine la Risiera di San Sabba era una struttura usata per la pilatura del riso, costruita durante gli ultimi anni del XIX secolo nel quartiere periferico triestino di San Sabba. Era il luogo perfetto da convertire in campo di detenzione e sterminio grazie ai grandi spazi al chiuso di cui disponeva, come i magazzini, e grazie alla presenza di un essiccatoio con ciminiera che rese minimi i lavori per convertirlo all’uso diventato tristemente famoso.

Nel 1965 un decreto del presidente della Repubblica dichiara la risiera di San Sabba museo nazionale e nel 1967 la città di Trieste bandisce un concorso per un progetto architettonico che la rendesse un museo di assoluto valore, il concorso venne vinto dall’architetto Romano Boico e ciò che vediamo oggi è il suo progetto.

Risiera San Sabba
Ingresso

Visita alla Risiera di San Sabba

La visita inizia entrando in un lungo corridoio tra due grandi pareti di cemento armato creato appositamente per rappresentare un senso di oppressione.

Fatto il biglietto, si prosegue e la prima stanza che si trova nella parte sinistra del sottopassaggio è una delle più tristi, la “Stanza della Morte”. Qui sostavano o arrivavano le persone destinate alla morte, una sorta di sala d’attesa per la fine della propria esistenza.

Risiera Trieste
Stanza della morte

Si racconta che spesso in questa stanza insieme ai vivi vi erano anche cadaveri in attesa di essere cremati nei forni. La risiera di San Sabba non disponeva di camere a gas e le morti avvenivano in molteplici modi, mazzate alla testa, impiccagioni, fucilazioni o con il gas di scarico di furgoni adibiti allo scopo, si calcola che nella risiera di San Sabba persero la vita tra le 3000 e le 5000 perone.

Proseguendo la visita, sempre sulla sinistra si arriva ad un ingresso, una volta varcato ci si ritrova davanti a 17 piccole celle, queste erano solitamente riservate ai prigionieri più pericolosi per i nazisti come i dissidenti politici ed i partigiani, in queste celle si viveva ammassati ed in condizioni drammatiche oltre che interrogati e torturati.

La risiera di San Sabba era anche usata come luogo di smistamento dei beni razziati, che una volta selezionati partivano dove più servivano, ad esempio i beni di valore verso la Germania.

Nei piani superiori alle prigioni si trovavano gli alloggi per gli ufficiali SS e dei laboratori tessili dove gli stessi prigionieri lavoravano.

  • Risiera di San Sabba celle

Usciamo ed il grande piazzale cattura i nostri sguardi, le alte mura spoglie in cemento armato dell’architetto Boico ottengo il loro scopo di creare un ambiente chiuso ed il senso di oppressione e prigionia non scompare mai.

Un’alta scultura di metallo sale al cielo in rappresentanza di quel fumo che saliva nella ciminiera e che diffondeva un odore di morte, per terra una striscia ribassata di pochi cm arriva fino al lato opposto del cortile, ad una piattaforma metallica che ricorda ed evidenzia i confini della stanza dei forni crematori.

Nel grande edificio ancora in piedi si nota il contorno di questa stanza che venne fatta saltare in aria alla fine di aprile del 1945 per nascondere i delitti contro l’umanità commessi, l’ultimo atto vile del regime nazista prima di ripiegare verso la Germania che si accingeva alla sconfitta nella seconda guerra mondiale.

  • Campo di concentramento Trieste
  • Risiera di San Sabba Trieste

Torniamo nel lato sinistro del cortile, lo stesso della stanza della morte e delle celle, ed entriamo nell’edificio successivo, ha quattro piani, anche se internamente oggi dei piani rimangono solo le grosse travi in legno che in passato sostenevano i pavimenti.

Queste infatti erano le stanze dove i prigionieri attendevano di essere mandati nei vari campi di concentramento nati in mezza Europa, la maggior parte dei prigionieri detenuti in queste stanze erano partigiani, militari, ebrei, croati e sloveni di tutte le età. Ovviamente gran parte delle persone rinchiuse qui aveva solo rimandato l’incontro con la morte, di quelli che arrivavano nei campi di concentramento pochi tornavano.

Torniamo nel grande piazzale, l’edificio che confinava con i forni crematori ospitava nei suoi 5 piani superiori camerate dei militari, mentre al primo piano si trovava la mensa e la sua cucina, primo piano che oggi ospita il museo che con uno stile spoglio e minimalista ci racconta storie ed aneddoti legati alla Risiera nel suo periodo più duro.

La visita è quasi finita, rimane un’altra stanza, l’ex-rimessa dei mezzi che oggi è destinata a luogo di preghiera non legato alle religioni, chiunque di qualunque religione può pregare e commemorare i caduti tra queste mura.

La visita alla Risiera di San Sabba di Trieste è finita, l’unico campo di sterminio italiano venne liberato i primi giorni di maggio insieme al resto della città, grazie ai partigiani dell’ex-Jugoslavia.

Il 25 aprile si festeggia genericamente la liberazione del territorio italiano dall’oppressione Nazi-fascista, una piaga che ha colpito tutto il mondo e che bisogna continuare a conoscere e studiare per combatterla, perché solo il sapere impedirà simili drammi.

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