Kleine Berlin: visita al complesso di gallerie antiaeree di Trieste
La storia del Kleine Berlin, le gallerie sotterranee di Trieste
Sono i primi giorni del settembre 1943 quando l’Italia firma la resa nei confronti degli alleati e i nazifascisti istituiscono La repubblica di Salò sotto la guida di Mussolini, insieme ad altre due zone comandate direttamente dai tedeschi, di una di queste zone faceva parte proprio Trieste.
All’arrivo in città i tedeschi iniziarono i lavori per la messa in sicurezza e la difesa del territorio, tra questi anche una galleria antiaerea. I lavori andarono a rilento vista la presenza di un’altra galleria già esistente, fatta realizzare dal comune di Trieste e che i tedeschi stessi inizialmente usarono.
La galleria tedesca andò ad unirsi a quella comunale, venne costruita da ben tre ditte per far sì che ognuna non vedesse il lavoro dell’altra per motivi di sicurezza, venne infatti creato un passaggio segreto tra il tribunale e la casa di Globocnik, funzionario nazista, comandante superiore delle SS in città (generale e politico austriaco, nato a Trieste ma con cittadinanza slovena).
Il rifugio fu pronto all’uso presumibilmente nel dicembre del 1944, anche se non venne mai terminato del tutto, non ve ne fu il tempo.

Kleine Berlin: visita alle gallerie sotterranee di Trieste
Questo complesso di gallerie, chiamato appunto Kleine Berlin (ovvero piccola Berlino) è oggi visitabile grazie ai volontari del club alpinistico triestino.
L’Ingresso per effettuare la visita guidata si trova in via Fabio Severo, precisamente di fronte al civico numero 11. L’ingresso a cui oggi si accede per la visita guidata era un tempo uno degli ingressi riservati ai tedeschi (ma non il principale).
La galleria iniziale presenta vetrine con oggetti vari che ci raccontano il periodo della guerra, la si percorre fino a raggiungere la stanza che in teoria era stata predisposta ad ospitare i generatori di corrente, facilmente intuibile dal basamento dove avrebbero dovuto essere poggiati.
Anche in estate il clima è fresco e l’umidità non manca mai, per questo è consigliabile portare con sé oltre che una torcia anche una giacchina.
La nostra preparatissima guida del Club Alpinistico Triestino, ci racconta aneddoti e curiosità che rendono la visita ancora più interessante.
Torniamo qualche metro sui nostri passi e svoltiamo verso la galleria principale, cuore del rifugio nazista. Qua 11 stanze si susseguono, 5 nel lato destro e 6 in quello sinistro (anche se chiamarle stanze non è molto corretto visto che alcune arrivano ad essere lunghe fino a 26 metri).
In una di queste stanze originariamente era presente una scala, salendola si usciva da un pozzo situato nel giardino di Villa Ara, abitazione del comandante Globocnik. Oltre a questa stanza si affacciano nel tunnel principale anche le stanze adibite ai servizi igienici, ed altre che oggi ospitano esposizioni a tema.
Alla fine di questa galleria si trova una porta blindata, era il punto di incontro tra la galleria tedesca e la già esistente galleria comunale. Quest’ultima, come facilmente intuibile, venne costruita con meno rigore rispetto a quella tedesca, infatti le pareti della sua parte finale non furono mai cementate, ciò causò e causa tutt’oggi grosse infiltrazioni d’acqua.
La vita nelle gallerie
Le conseguenze naturali di questi eventi saranno di fronte ai vostri occhi, la natura sembra quasi riappropriarsi del suo spazio, rendendo una parte di galleria più simile ad una grotta che ad una costruzione dell’uomo.
Stalattiti ed altre conformazioni naturali aumentano questa percezione insieme alle pozze d’acqua, dove con un po’ di fortuna troverete i piccoli animali che abitano il tratto di gallerie.
Qua la presenza di acqua limita la visita, torniamo indietro fino alla galleria iniziale, poco prima della stanza dei generatori di corrente svoltiamo a destra.
Percorrendo questa galleria raggiungiamo a quello che era l’ingresso principale del rifugio tedesco, e proseguendo arriviamo ad un passaggio che portava al vicino palazzo di giustizia. Qui un’altra stranezza, la nostra guida ci racconta che questa ultima parte di galleria ha un abitante insolito, un ragno tipico della Grecia che non ci si spiega bene come sia potuto finire nei sotterranei di Trieste, con un po’ di pazienza lo cerchiamo e riusciamo ad immortalarlo.

La nostra esperienza nelle buie gallerie di Trieste finisce così, la nostra descrizione è solo una piccola parte di quello che avviene durante la visita che consigliamo a tutti perché ricca di fascino e fatta da persone molto valide. Ringraziamo il Club Alpinistico Triestino per averci fatto scoprire questo pezzo di storia e per la disponibilità dimostrata.
Informazioni per la visita sul sito web del Club Alpinistico Triestino
Contatto email: kleineberlin@cat.ts.it
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