Cenote Santa Barbara: gli affascinanti pozzi sacri a due passi da Merida
Il Messico è una nazione veramente grande e anche per vederne una piccola parte serve tanto tempo. A maggior ragione quando si parla dello Yucatan, che tra meraviglie della natura, una ricca storia, arte, buon cibo ed importanti tradizioni si rivela una continua scoperta.
Fra le attrazioni turistiche più apprezzate dello Yucatan troviamo i cenote, famosi in tutto il mondo come un’attrazione naturale unica di questa penisola del Messico.
Noi per andare alla scoperta dei cosiddetti pozzi sacri Maya ci siamo affidati a Travelezza, che organizza tour privati anche in lingua italiana, in varie zone del Messico, e che ha la sua principale sede proprio a Merida, la capitale dello Yucatan.
Il nostro tour dei cenote da Merida con Travelezza
Il bello di affidarsi a Travelezza è che creano il tour sulla base delle esigenze e preferenze del cliente, con guide esperte che parlano bene l’italiano. Il nostro tour inizia alla stazione dei bus di Merida proprio per venire incontro alle nostre esigenze e quindi per guadagnare tempo. Arriviamo alle 11.00 circa e Luisa (titolare e ottima guida di Travelezza) viene a prenderci insieme a Dario, una guida espertissima e ricca di conoscenze e aneddoti.
Entrambi parlano un ottimo italiano e sono simpaticissimi, una volta presentati mettiamo i bagagli nel cofano ed iniziamo il nostro Tour dei Cenote a Merida. Ci sarà un po’ di strada da fare e Dario inizia ovviamente col raccontarci in linea generica la storia dei cenote, come si sono formati e perché proprio nello Yucatan.
Ci racconta che il grande meteorite che formò il cratere di Chicxulub (proprio intorno a Merida) e che presumibilmente fece estinguere i dinosauri, asciugò tutte le zone dove oggi troviamo i cenote.
Successivamente nei millenni la pietra carsica venne lentamente erosa dalle piogge acide che passando attraverso il terreno formarono i primi pozzi, fino ad avere delle vere e proprie piscine, all’inizio totalmente chiuse, coperte da un fine strato di terra che in seguito venne man mano eroso anche quello aprendo parzialmente o del tutto il cenote.
I cenote completamente aperti sono quindi la fase più avanzata di questo straordinario processo naturale. Luisa ci dice che il sito che vedremo oggi è molto interessante perché custodisce ben tre cenote. Potremo quindi vedere e goderci nello stesso luogo un cenote chiuso, uno semi-aperto ed uno aperto.
Chiacchera dopo chiacchera ci lasciamo alle spalle la bella Merida facendo di tanto in tanto delle brevi soste in punti d’interesse, come a Eknakan dove una bella chiesa svetta e domina la vista. Luisa ci racconta che venne costruita come simbolo di amore da un uomo per una donna.


Ci fermiamo anche a vedere i resti di una piccola piramide Maya e Luisa ne approfitta per offrirci qualche snack e dissetarci, visto il caldo, mi fa provare un’ottima birra dello Yucatan, ma ne proverò altre molto presto durante il tour di Merida dedicato ai sapori dello Yucatan.
Saliamo nuovamente in macchina, prossima fermata saranno i Cenote! Nel resto del tragitto Dario alterna battute a racconti storici che creano un ambiente interessante, piacevole e rilassato.
La nostra esperienza ai cenote di Santa Barbara
Arriviamo alla nostra meta, i cenotes di Santa Barbara, troviamo il posto accogliente e ben organizzato e scopriamo che c’è anche un buon ristorantino.
Ci prepariamo in comodi spogliatoi, riponiamo la roba negli armadietti al sicuro e ci dirigiamo verso la zona dove si prendono i giubbini di salvataggio (in alcuni Cenote sono giustamente obbligatori).
Luisa ci chiede come vogliamo spostarci per raggiungere i cenote e ci spiega che le possibilità sono tre. A piedi, in bicicletta o con un simpatico carretto chiamato truc spinto da un cavallo e posto sui binari, scegliamo l’ultima opzione, che ci sembra quella più tipica e interessante.


Il tragitto non è lunghissimo ma ci diverte tanto, Luisa e Dario ci raccontano che questo era il metodo originale usato in ogni Hacienda di Agave per spostare materiali e uomini durante il periodo d’oro di questa straordinaria pianta dello Yucatan (ma questa è un’altra storia che vi racconteremo in un altro articolo).


Il cenote di Cascabel, completamente chiuso
Il primo che visitiamo è il cenote Cascabel, il più giovane dei tre che vedremo. È completamente chiuso, quindi estremamente buio ed illuminato artificialmente, cosa che crea un affascinante gioco di luci soffuse che ne alimentano la bellezza particolare e unica.
Una piccola capanna accoglie i visitatori per prepararsi prima di entrare nella grotta carsica, e delle docce sono passaggio obbligatorio per il mantenimento della purezza dell’acqua evitando quindi il rilascio di deodoranti, creme solari, anti zanzara e simili.
Visto il forte caldo l’acqua delle docce ci sembra freddissima, scendiamo tramite ripide scale verso l’interno della grotta chiusa, il buio improvviso non permette di vedere chiaramente e nei dettagli ma dopo poco la vista si abitua e si gode dei riflessi che la luce artificiale proietta sull’acqua.
Ci si sente in un’oasi speciale e non si fatica a capire che questi per i Maya erano luoghi sacri, considerati il collegamento con l’inframondo.


Alcune persone nuotano, qualcuno improvvisa un maldestro tuffo e noi con il naso all’insù guardiamo ogni millimetro del cenote. Il “tetto” della grotta è distante dall’acqua parecchi metri ma alcune radici degli alberi presenti sopra arrivano fin dentro l’acqua. In una cavità si intravvede qualche pipistrello a testa in giù che si rilassa.
Entriamo anche noi in acqua, la troviamo a dir poco fantastica, limpida e piacevole, subito dopo di noi Dario prende la rincorsa e fa un tuffo a bomba facendo ridere noi e non solo, veramente simpatico, ancora mi scappa un sorriso quando ripenso a lui.
Torniamo sui nostri passi e ancora bagnati risaliamo le scale che ci riportano in superficie. Ho mille domande per i ragazzi di Travelezza e rispondono sempre molto ampiamente aggiungendo spesso interessanti aneddoti, che ci fanno capire che il loro sapere non è semplice conoscenza dai libri ma anche di esperienza che solo chi vive veramente il posto può sapere.
Il cenote Chacsinkìn, semi-aperto
Raggiungiamo il secondo cenote che dista due minuti di cammino a piedi, viene chiamato Chacsinkìn ed è per capirci quello semi-aperto.
La differenza con il primo è parecchia, le luci artificiali hanno lasciato spazio alla luce naturale che in parte entra dal buco sul tetto, la vegetazione che in quello chiuso si faceva strada tra rocce e terreno, in questo sta pian piano prendendo possesso del cenote.
Luisa ci fa notare delle colonne, ci racconta che sono stalagmiti e stalattiti che si formano in migliaia di anni col depositarsi del calcare presente nella pioggia, e che avvicinandosi piano piano arrivano ad unirsi in colonne vere e proprie.


L’acqua è sempre cristallina e la sua temperatura forse è qualche grado superiore al precedente. È affascinante vedere come un cenote si evolve nei millenni ed è una vera e propria fortuna poterne vederne diversi, di tutte le tipologie.
Anche in questo non ci facciamo pregare per un bel bagno rilassante, ci godiamo il silenzio e i rumori della natura che ci circondano. Luisa si presta a farci tante foto e video e senza accorgercene il tempo vola.
Decidiamo così di uscire ed intraprendere la strada per il terzo ed ultimo cenote, quello aperto e conosciuto con il nome Xooch’.
Il cenote aperto, chiamato Xooch’
Se paragoniamo questo cenote al primo la differenza è veramente immensa, ma è molto diverso anche da quello semi-aperto. Luisa ci consiglia di vedere anche i cenote di Tulum, sapendo che sarà una delle prossime tappe del nostro viaggio, ancora diversi da quelli visti con lei vicino a Merida, completamente aperti e al livello del terreno, come dei piccoli laghetti.
Questo invece, pur essendo aperto, sembra scavato sotto terra e conserva una parte di tetto.
Già dall’ingresso le differenze rispetto ai due precedenti si notano, la discesa è molto meno ripida e con pochissimi scalini, ci sorprende ancora di più per la sua bellezza.

Varcato un arco si arriva in una piccola piattaforma in legno, qui il soffitto è completamente crollato nella sua parte centrale, la fauna e la flora della giungla yucateca si uniscono al cenote regalando uno scenario meraviglioso. Alcuni grandi uccelli sono in una cavità laterale che guardano i bagnanti con fare diffidente, altri più piccoli rubano erbette e cibo volando a pelo d’acqua.
In uno sperone di roccia un’iguana si gode gli ultimi intensi raggi solari del giorno e il caldo di questo insolito novembre messicano. Anche qua ci tuffiamo, ci sono molte più persone in acqua rispetto ai precedenti, forse perché ce tanta luce o forse perché è l’ultimo che si visita.
Mi metto a galleggiare nell’acqua a pancia in su e guardo il cielo, con il pensiero fisso che i cenote sono dei posti incredibili che solo in questa parte del mondo si possono vedere. Luisa continua a farci delle foto e quando ci avviciniamo per uscire dall’acqua il simpatico bagnino inizia a scattarci foto stupende e particolarissime (dovrebbe farlo come lavoro).


Passiamo un po’ di tempo seduti nella pedana in legno chiacchierando e scherzando, la fame inizia a chiamare e anche se i cenote sono finiti, non lo sono le piacevoli sorprese di Traveleezza.
Torniamo negli spogliatoi, ci asciughiamo e cambiamo per andare a mangiare alcuni piatti tipici nel ristorante del cenote.
Una sorta di grande capanna in legno ospita tanti tavoli dove ci accomodiamo ed ordiniamo subito alcune bevande tipiche, proviamo un’ horchata, ovvero un’acqua che può essere a base di riso, di orzo, di mandorla, ed un’acqua jamaicana fatta con il famoso fiore dell’ibisco, molto saporite e soprattutto naturali e dissetanti.
Il menu è interamente formato da tipicità e Luisa ci consiglia il cochinita pibil (maiale cotto sotto terra per tanto tempo e servito con tortillas di mais) e il Queso Relleno (una sorta di formaggio arrosto molto buono) inoltre assaggiamo alcuni tacos tipici dello Yucatan, come i panuchos e salbutos. Il tutto veramente molto squisito, cibo vero dal gusto incredibilmente piacevole.



Il nostro tour volge al termine e ritorniamo quando la luce del sole lascia spazio all’affascinante notte messicana, con Luisa che ci fa sentire la sua collezione di musica italiana regalandoci non pochi sorrisi.
Ringraziamo Travelezza ed in particolar modo Luisa e Dario che si sono dimostrati oltre che delle fantastiche guide, anche simpatiche e piacevoli persone.
Non possiamo fare altro che consigliare questo tour, così come tutti quelli che Travelezza offre.
Se stai cercando un Tour in italiano a Merida, nello Yucatan o altre zone del Messico, Travelezza è la scelta giusta! Delle vere esperienze messicane alla scoperta della natura, della cultura e della storia del posto, in compagnia di guide esperte e simpatiche.
Informazioni sul tour di Travelezza
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