Il sorriso della Thailandia

Di Daniele Zucca


La Thailandia è probabilmente la meta orientale più visitata negli ultimi anni, grazie ai suoi spettacolari paesaggi ed alla complicità di un clima clemente tutto l’anno. Delle spiagge bianche ed il mare smeraldo di Phuket, della moderna e “speziata” Bangkok, dei solenni templi dedicati a Buddha sparsi per il Paese si è parlato e si parla continuamente, ma c’è una cosa che colpisce e rimane veramente nel cuore di chi ha provato a vivere questo posto incantato: il sorriso stampato sul volto di tutte le persone che si incontrano.

La cortesia del popolo thailandese è proverbiale, a dir la verità a volte stranisce e lascia interdetti perché è talmente vera e spontanea che sembra addirittura una forzatura. Per cultura, queste persone sono portate ad essere talmente disponibili e generose che appaiono, ai nostri occhi, perfino costruite. Nella capitale i ritmi e le abitudini sono però ancora abbastanza simili al mondo occidentale, la vera essenza e natura di queste persone meravigliose si apprezza appieno solo spostandosi nelle zone meno turistiche, in particolare nelle regioni del Nord della Thailandia.

Grattacieli, auto ed i caratteristici tuk-tuk lasciano il posto a povere e minuscole case di legno, biciclette, carri trainati da animali e, nei casi dei più privilegiati, motorini di fortuna. Questa condizione, che per noi sarebbe di pieno disagio, non sembra assolutamente intaccare lo stato d’animo degli abitanti che, paradossalmente, sono ancora più gentili e disponibili. E sorridenti. Questo è il vero sorriso delle persone: un sorriso di gioia e felicità, di chi non ha bisogno di TV, auto costose, comfort e chissà cosa cerchiamo noi nel nostro mondo, nel nostro lavoro, nella nostra vita per poter dire di star bene con noi stessi.

Tutti i bambini che abbiamo incontrato non chiedevano altro che uno sguardo o una carezza, ringraziavano e sorridevano per una merendina, o solo per una foto in posa. Sorridevano di felicità e spensieratezza. Sorridevano come le “donne-giraffa” con i loro anelli attorno al collo a tendere il capo verso il cielo, alle quali bastava tessere col loro telaio stoffe dai colori vivi come i loro occhi. Gli uomini, con le mani callose per il lavoro nei campi e la pelle consumata dal sole, riposavano ammirando con gratitudine le loro donne ed i loro bambini. 


A tutti bastava quello che avevano per essere felici e sorridere con naturalezza e spontaneità, pur avendo ben poco di materiale, ma tantissimo a livello interiore. E tutto questo dava loro la possibilità di ostentare un sorriso onesto, sincero e profondo. Un sorriso che imbarazza, se si pensa che, col nostro stile di vita, ci precludiamo da soli la possibilità di sentirci così bene ed in pace. Questo è quello che più colpisce della Thailandia, un sorriso che sembra essere di un’intera nazione e che affiora sulle labbra di chi ci è stato, insieme alla speranza, un giorno, di poterci tornare.